scrivendo venne la voglia di leggere leggendo ebbi voglia di te
sono salito fino qui soltanto perchè sapevo che avrei avuto paura di scendere e questo mi dà un certo senso di sicurezza. Sono salito per poter guardare dall'alto, sapendo benissimo che quando il bersaglio è chiuso dentro di te, non è una questione di prospettiva . Allora sbuffo un poco, allora mi guardo attorno una volta di più: forse una di troppo. Chi è Lui? Chi sono io? e noi due potremmo veramente parlarci guardandoci dritti in faccia? Fa caldo nella mia testa e come sempre sudo all'interno della fronte, fuori niente. Il gelo assoluto.
Tengo il ritmo di una vita nascosta, tanto bene da dover pagare qualcuno perchè me la ritrovi. Ma tengo il ritmo...è ormai una questione di allenamento più che d'abilità. Anche quando esplode non scoppia mai del tutto: s'intravede soltanto quanto è lecito mostrare. Non fate tutti quanti così? c'è invece il modo di mostrare più di quanto si creda? per pura debolezza umana, per semplice vigliaccheria. c'è? e allora parte un giro di affettate circostanze, spiattellate li come per distrazione o meglio come se non toccasse a nessuno di voi. Perdere il ritmo, talvolta è utile. Prendere quello di qualcun altro può salvarti la faccia e con questa il culo. Ma inevitabilmente salta quello di qualcun altro. Ma in fondo quale è il limite. Quanto più colorate sono le vite che annaffiamo dei nostri colori, quanto meglio si adattano i paesaggi creati ad arte per i personaggi che incontriamo nel romanzo che andiamo riscrivendo ad ogni alba impaurita o ad ogni merdoso tramonto. Questione di prospettiva. certo, ma a patto che non si stia puntando all'interno; dov'era? tra l'aorta e l'intenzione? si credo da quelle parti. E allora mi ammanto di mistero e mi dipingo di blù o forse scelgo il rosso e mi accendo per me stesso, di una passione insana, innaturale perchè propria di un uomo che non è normale, perchè il diverso è veramente tale soltanto quando non lo si può ridurre ad una categoria. E allora sono veramente cazzi. E allora scappano proprio tutti. L'unica soluzione? trovarne altri! convincersi o convincerli che in fondo amiamo gli stessi colori e allora si potrebbe anche pensarci della stessa razza, scelta per gusto, quello di un colore. Non basterebbe essere soltanto simili. non basta mai. non è possibile essere uno alla volta, è permesso cedere ma non concedere, quello è proprio di dio. e noi siamo uomini. possiamo prendere, quello va bene, ma dare, mai! sia ammesso il baratto o il mercimonio! ma non scherziamo, dare in cambio di nulla, quello non si può proprio fare. é terribilmente sospetto: direi, diabolico.
non c'è dubbio c'è sotto qualcosa, in fondo ne ottieni sempre un che e a ben vedere è quanto basta per elevare il gesto a contratto e così celebrarlo all'umana potenza ch'è si simile al dio, quando è conscia della propria infamia ma è propria di lucifero se dimentica di quel bollo d'arroganza. insomma se nascondi la mela.
e tutto diventa più facile, più comprensibile: umano.
e io nacqui sasso e tanto più morbido sono al mio interno del duro che lascio fuori di me e non so crederci, non so credere alle buone novelle e non posso mirare, intento come sono a schivare la mira degli altri. in realtà basta poco, ma quel poco ci è troppo e non lo si raggiunge mai e allora resta seduto. intanto io m'alzo e ingombro il campo, sporco la visuale e sfuggo al comune senso, anche a quello più antagonista, anche al mio ma sopratutto al vostro, e risulto di troppo anche quando non ci sono, e voi, voi dove siete, dove non vi ho cercato? lasciarmi al buio soltanto perchè avevo chiesto un pò di luce, portarmi all'acqua per farmi morire di sete. Mi avete pagato un giro sulla giostra della malafede soltanto perchè vi avevo chiesto di essere sinceri, al limite anche spietati. E le parole ritornano come i pensieri nelle menti malate, malate come la mia, terribilmente malate di libertà.
non so guarire da questo morbo, ne sarò schiavo per il resto del tempo. E lui? ne saprà, lui? non so dovreste proprio chiederglielo.
adesso è tardi, dormiamo la vostra indifferenza e voi sognate pure la mia...
amici, miei carissimi
sarebbe, potrebbe, se fosse, che cazzo l'incertezza spesso spacca i timpani peggio delle sirene degli uragani. e proviamo a viverla senza dita dietro cui nascondersi. comincio io: vado a fare la doccia non puzzo, mi piace.
campa cavallo che l'erba cresce. c'è n'è d'erba da mangiare prima d'imparare.... qualcuno, pensa, non impara mai .
come pollicino semina briciole di pixel, schegge impazzite a causa dell'assenza. capisco benissimo e viro di bordo. rispetto in mare per l'altrui bordeggio ognuno scelga la propria rotta e stia attento a non entrare in collisione. i naufragi non servono a nessuno. non corro, non gareggio, isso la vela che mi è più comoda non la più veloce. stai attento al fine: non ferire. troppi timonieri confondono le rotte io chiudo i miei occhi è giusto usare i propri è ora di fare da soli. tu principessa vola, con i tuoi bagagli nuovi e senza armi, timona tu che nessuno conosce la tua barca meglio di te stessa. luccica il cielo e anche io con lui se come le stelle fosse un segno di fine starei morendo. non sono una stella e forse vuol solo dire che anche io sto per cominciare il viaggio. la bussola non temere l'ho incassonata nel cervello e non ti perderò pur tenedo la mia di rotta. ci sono momenti in cui bisogna aspettare, armi l'albero per il vento che credi si alzerà e intanto aspetti. dopo un pò ti viene la paura che tu ti sia sbagliato e che stiamo ciondolando tra le onde aspettando per niente. qualcuno si affanna a provarle tutte, cambiando idea di continuo. ho imparato a credere al mio intuito. credo al mio fiuto per il vento. ho imparato ad aspettare con la scotta tra le mani, aspetto. il vento si alzerà: nessuno può fermare il vento. l'importante è che mi trovi pronto. è buio oggi è silenzio. domani la luce tornerà a spingere e inseguirà il giorno fino al tramonto per cedere ancora al buio. tremate tremate le streghe son tornate. che buffo, stregati. in fondo siamo tutti terribilmente persi nei propri sentimenti, più o meno malcelati.mancano tante di quelle cose al viaggiatore solitario, come tante sono invece quelle che si riporta indietro.intanto faccio l'inventario e all'appello manca molto. manchi. chi ama un puledro non lo selli mai. muli o puledri? ricordi? le tempie lente battono lo scorrere del tempo. lo scrissero una volta e lo lessi li dove fu scritto. sento il frusciare della seta, lo sgocciolio dell'acqua, ti vedo muovere ed è un piacere. coraggio si va e tutto è vita. agra talvolta ma vita. e se mi trovi a fissare un muro dì a mio figlio che sto viaggiando e che quando sarò tornato avrò nuove storie da raccontare, intanto fagli tu una carezza e vedrai che mi amerà ancora al mio ritorno.
io non voglio te
e neanche te
io non vi voglio
sicuramente per questo vinceranno sempre gli altri. i cinici. i forti. i duri. i migliori di tutti. i vincenti.
e io cavalco contro un mulino a vento
cavalco come un pazzo
col sorriso sulle labbra e le tue nella mente.
ma negli occhi..merda
meglio chiuderli
vedrò con il cuore
non sono un vigliacco
la neve cade ancora ma soltanto sotto le mie palpebre chiuse nel ricordo. esci dalla doccia e sei così bella. ridi perchè sorpresa e forse veramente non te lo aspettavi. adesso un cielo stellato di ghiacciati punti splende sopra le nostre teste e immagino quanto sei ancora bella. un sogno è tale soltanto fino a quando resta nascosto sotto le nostre palpebre, come arriva all'orecchio del mondo è già una dichiarazione d'intenti. e allora urlo al cielo che copre tutti noi altri. domani il sole splenderà sullo sfondo azzurro di un anno in più da vivere e bestemmiare. non scardinerò finestre per entrare assieme alla luce. aspetto di vedertele aprire e mi troverai già li. per un anno ancora e di li al prossimo. il legno è per chi non è il metallo. il primo ha già una propria anima il secondo aspetta che gliene venga data una. con il primo tocca entrare in armonia il secondo ti segue ovunque tu vada. qualcuno è legno. qualcuno è metallo. tu sei legno: l'ho sempre saputo.
auguri
hanno licenziato il mirmidone
e le ali di cera cominciano a non sciogliersi al sole
guarda meglio e lo vedrai planare nel vento
lo stesso con il quale ti volerà via con se
tutte le notti straccio il mio cuore con la punta del cinismo e ne spremo fuori ogni goccia d'amore; per ritrovarlo nuovamente colmo al mattino seguente. è che in quello che sembrava un mare blu lanciai un centesimo(ricordi?) e il desiderio fu lo stesso di sempre: per tutta la vita, insieme e felici. era forse troppo banale? eppure ci credo ancora...
stavo spiando i loro discorsi, erano seduti accanto al mio tavolo, facevo finta di leggere un libro ma ero incuriosito da questi due e li ascoltavo. "e lei adesso dov'è?" "non lo so, non ne ho idea, posso solo immaginarmelo" "ma come fai a stare qui, senza sapere cosa sta facendo" " è l'unico modo, non ho potuto decidere, ma posso scegliere cosa fare" "ma così non hai paura di perderla" mi sono girato a guardarli e quello che stava per rispondere aveva la faccia stanca e gli occhi vivi, lucidi ma vivi come quelli di un bambino, ha guardato l'altro e gli ha detto: " perderla? io l'amavo molto tempo prima di averla incontrata e durante tutto il tempo che abbiamo vissuto insieme ho potuto soltanto amarla di più, lei per me è molto più di quello che sento adesso...è una promessa d'amore che la vita non saprà sbugiardare: come potrei perderla?" lo sto fissando e il suo sguardo incrocia il mio, gli sorrido mentre mi alzo, siamo pur sempre in una libreria e tutto intorno a noi ci sono milioni di parole, di frasi scritte per comunicare un pensiero, un sentimento e poi chiuse in un libro in attesa di essere lette. ha una faccia strana, interessante. i capelli bianchi un pò come i miei. ci guardiamo mentre mi muovo verso l'uscita. milioni di parole e tra le tante le sue, le ho volute scrivere. spero avesse ragione. per entrambi.
cammina con un passo che sembra vada di fretta, poi si ferma ogni volta che qualcosa cattura la sua attenzione ed è capace di restarci tutto il tempo che le occorre. relax. la sensazione che da è quella di chi riesce a fare le cose in pieno relax. non sembra mai che tocchi a lei. ciò dovrebbe darti serenità. a me invece fa incazzare. sono terribilmente invidioso di questa sua qualità. ci provo anche io ma non è la stessa cosa: fingere serenità dall'essere sereni. banale, certo. ma vederlo con i propri occhi è irritante. mi apre sette porte diverse entriamo in sette diverse stanze, tutte magnifiche. non sembra una casa piuttosto un sogno. eppure sono qui e vedo con i miei occhi. ci sono dunque persone che vivono in un sogno, tutti i giorni della loro vita. io al meglio delle mie possibilità ho vissuto sognando. eppure a guardarla è chiaro che non è solo una questione di agiatezza economica. alla fine sono stanco e ubricaco d'immagini, belle come i suoi occhi. ma li fuggo mentre me li pianta in faccia. devo ancora svegliarmi dal mio, magari domani. scendo in strada e cammino per ore, cercando la macchina, lasciata pochi metri dietro il portone. questa volta davanti a me ci sono io soltanto. la mia camminata non mi piace ancora: dovrò lavorarci. oppure aspettare che si distenda come la falcata di un purosangue. ma io sono nato mulo o cavallo....?
due cucchiai di passione, mezza scorza di saggezza, forse ancora un qualcosa in più, ecco dovrebbe bastare, tre prese generose d'impazienza, acqua a coprire . Mescolo il tutto con il cucchiaio dell'amarezza, della convinzione di una perdita inestimabile, ghiaccio come piovesse e guarda quanta schiuma, guarda come ribolle il coctail delle occasioni perse. ne prendo una sorsata generosa e il ragazzo che mi siede accanto, vede tutte le bollicine che mi escono dal naso e prima che da questo perda anche i ricordi mi offre il suo fazzoletto delle opportunità nascoste. è gentile a prestarmelo, mi ci asciugo il naso senza neanche guardarlo in faccia, al ragazzo non al naso, quello è già la faccia: e quindi lo faccio. all'improvviso mi volto e gli lascio un bacio in bocca, ho le labbra umide per la bevuta e turgide per la tensione accumulata nel prendere la decisione. un taglio netto, preciso, chirurgicamente ineccepibile, un taglio che mi apre la mano come un libro letto a metà. guardo la barista, non ha uno straccio da darmi ma mi presta la camicia e resta a seno nudo guardandoci perplessa. poi supera il momento e chiede " chi di voi due avrà sbagliato più dell'altro? chi a perso? e chi si è lasciato perdere?" io guardo il ragazzo e lui guarda me, il resto del bar guarda la barista, è giovane, non il bar e neanche la barista, il ragazzo è giovane molto più di me ma deciso, piazza i suoi occhi nei miei, ci vede qualcosa, qualcosa che cerco da anni, poi mi chiede se può offrirmi da bere. ma non aspetta la risposta e chiede due succhi di rimpianto con una spruzzata di nostalgia e una parte di ottimismo. beviamo guardandoci negli occhi poi lui si alza e esce, io gli vado dietro, fuori della porta lui gira a sinistra e io a destra entrambi ascoltiamo i passi dell'altro che si allontana e che a tratti non sembrano veri e mi convinco che torneremo a percorrerli nel senso inverso: sarebbe uno spreco assurdo il contrario.
ho preso il legno migliore e l'ho lavorato più che ho potuto, prese le misure e convinto di star facendo qualcosa di grande, ne ho fatto uno scrigno e poi di cesello fino a non sentire le mani. Dentro l'ho riempito di velluto improfumandolo in mezzo al glicine e al sambuco, quindi gli ho dato il mordente e l'impregnante per proteggerlo nel tempo. ho preso la cosa più preziosa che avessi mai avuto e ce l'ho adagiata dentro, quindi ho chiuso dolcemente e mi sono detto è fatta nessuno più la ruberà o potrà farle del male. possederla esageratamente per proteggerla, per averla perchè si è stupidi a questo mondo. poi l'ho guardata ed era una scatola, davanti ai miei occhi non c'era il mio desiderio, quel che proteggevo era recluso, occulto alla vista di tutti, me compreso. per quanto preziosa possa essere l'oggetto del tuo amore come puoi pensare di proteggerlo togliendole libertà.ma le parole sono parole.....